Anforchettabol (Elle a tavola)

Come e quando è nato in te l’amore per la cucina?
Sono entrato in cucina sin da piccolo, mi piaceva giocare accanto a mia madre che è sempre stata una bravissima cuoca. Una delle mie prime imprese fu quella di sottrarre senza permesso alle mie sorelline delle piccole pentole di plastica, di quelle che davano in dotazione con certe bambole, perché loro preferivano giocare con finte cucine e cuoche di gomma o di pezza. Valle a capire, a volte, le donne! Mentre mia madre preparava uno dei suoi piatti io con gli avanzi riempivo quelle pentole di plastica azzurra immaginando grandi preparazioni, pietanze prelibate, profumi inconfondibili. Approfittando di un attimo di distrazione di mia madre, riuscii ad aprire il forno, che era ben caldo, e ci infilai fiero e convinto le pentoline. Pochi minuti e un inconfondibile odore di plastica bruciata riempì l’aria mentre in forno piccole chiazze nere si consumavano fumando vistosamente. L’ira delle sorelline non si fece attendere. Dovetti farmi scudo di mia madre per sfuggire alla loro sete di vendetta. Fu allora che ricevetti in dono la mia prima pentola. Una piccola e vecchia padella che mia madre non usava più. Fu un momento memorabile: avrò avuto cinque o sei anni, da allora non ho mai smesso di cucinare!

Qual è la tua personalissima madeleine?
Nonostante la cuoca di casa fosse mia madre, la mia madeleine riguarda più mio padre e il gusto di un’intera giornata: il sabato. Quando eravamo piccoli il sabato mattino,  mentre mia madre  puliva casa, lui, dopo aver fatto la spesa , metteva sul fuoco il suo proverbiale spezzatino. Guai se qualcun altro si azzardava a preparare questo piatto. Era roba sua! Ricordo che  in una pentola larga mio padre preparava un soffritto con aglio e cipolla. Poi faceva saltare la carne a fuoco alto finché rosolasse per bene e buttasse fuori tutta l’acqua, bagnava con un bel bicchiere di vino e lasciava evaporare. Aggiungeva i pomodori freschi tagliati a pezzettoni, un paio di mestoli d’acqua calda e aggiustava di sale e pepe. Una manciata di prezzemolo e lasciava cuocere, coperto, a fuoco lento per lungo tempo, fino a quando la carne non risultava così tenera da rompersi al solo contatto. Quei teneri bocconcini di carne si scioglievano in bocca, e dopo aver assorbito per bene tutti gli aromi della cipolla, del vino, del pomodoro, dell’aglio e del prezzemolo,  te ne restituivano il gusto come caramelle dal ripieno morbido. Sono passati molti anni da allora, ma devo confessare che ne sento ancora il profumo . Anzi, i profumi. Sento nell’aria l’odore del pulito, dei detergenti usati da mia madre, del pronto per i mobili della cera per i pavimenti e mi sento bene, pulito anch’io, mi si aprono i polmoni e, proprio in quel momento, mi raggiunge l’aroma dello spezzatino come un caldo abbraccio in una fredda giornata!

Ci racconti tutto su “QBTOBE”?
QBTOBE è un particolare laboratorio sensoriale ed emozionale, dove l’uso dei cinque sensi viene esaltato e applicato in modo del tutto naturale. QBTOBE progetta percorsi dove ognuno ha la possibilità di sperimentare, gustare ed esprimere al meglio la propria personalità attraverso  lezioni di cucina, cooking team building, degustazioni enogastronomiche, percorsi sensoriali. Al centro di ogni attività però c’è sempre l’individuo: QBTOBE ne rispetta le diversità, ne riconosce le peculiarità e valorizza l’unicità della sua storia. Questo perché QBTOBE, OVVERO “Quanto basta per essere”, non è solo un motto, è anche e soprattutto una visione: QBTOBE desidera aiutare ognuno a trovare gli ingredienti giusti per la propria ricetta perfetta, la ricetta per essere.

Ma, alla fine: “quanto basta per essere”?
Ogni individuo deve trovare la propria ricetta, quella che amalgama i suoi ingredienti e li combina con una presa di Coraggio, un pizzico di Fiducia, una manciata di Libertà e, soprattutto, li cuoce in pentola a “Passione”, perché senza quest’ultima la vita perde di gusto.

Ognuno di noi ha la sua personalissima “madeleine”. Quel sapore e quel gusto impresso nella memoria, in grado di farci rivivere momenti nascosti tra i ricordi più “golosi”. È da questo spunto proustiano che il Personal Chef Antonio Marchello è partito per scrivere il secondo capitolo della collana dal titolo ironico ed evocativo: “Anforchettabol – Alla Ricerca del Piatto Perduto”. Dopo aver scovato tra la memoria gustativa di cuochi e chef internazionali, Marchello ha “intervistato” sul tema comici e cabarettisti made in Italy. Noi di Elle, invece, abbiamo scavato nella sua di memoria culinaria. Ecco cosa abbiamo scoperto…

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