Formazione – Il manager ai fornelli: i corsi di teambuilding si trasferiscono in cucina (Il sole 24 ore)

Per migliorare le prestazioni aziendali dei propri dipendenti il visconte Cobram costringeva ragionier Fantozzi e colleghi a duri allenamenti in sella alla bicicletta perché il ciclismo “conferisce grande lucidità ed efficienza sul lavoro”.
I team building sono un modo per far crescere lo spirito di squadra, il lavoro in team, la competitività, ma spesso non tengono conto delle inclinazioni personali o della difficoltà, da parte di qualcuno, di mettersi alla prova. Ecco così che il collega poco sportivo vivrà come un incubo l’esperienza di rafting o parapendio, lo stonato starà ben attento a nascondersi durante esperienze di canto o teatro, mettendo a rischio i risultati dell’investimento in formazione fatto dall’azienda.
La cucina, invece, è un ambito che tutti conoscono: ai fornelli o seduti a tavola il rapporto con ingredienti e menù è molto vario, ma mai sbagliato. E il manager che non sa neppure cuocere un uovo ammette questo suo limite senza problemi. Per questo il team building in cucina sta ottenendo sempre più attenzione da parte delle aziende.
«È un approccio formativo che si adatta a tutte le esigenze, mettendo alla prova manager e collaboratori in un ambito conosciuto – spiega Myriam Koppel, fondatrice di Kitchen a Milano insieme a Paola Bresciani -. Proprio su richiesta delle imprese abbiamo dato il via ai corsi di team building in cucina, una soluzione che permette alle aziende di avere buoni risultati con una spesa minore rispetto a viaggi fuori città».
Complice la crisi, ma anche una curiosità sempre crescente verso la buona tavola, chef e cuochi sono diventati formatori in azienda.

Come può la preparazione di una ricetta stimolare un miglior rendimento lavorativo? «Le sessioni di team building sono preparate su misura in base al settore di competenza e del ruolo svolto in azienda – spiega lo chef Antonio Marchello -, cercando di mettere far riflettere sull’importanza del lavoro di squadra o costringendo i partecipanti a non dare ordini, ma solo suggerimenti».
Sembra semplice, a parole, ma non lo è: preparare un piatto in un tempo prestabilito, coordinando il lavoro di tutti, senza mai dire “taglia l’insalata” piuttosto che “passami il sale” richiede attenzione e un forte spirito di collaborazione. «Non vogliamo che sia solo una giornata divertente da passare tra colleghi – spiega Antonio Marchello -, ma una lezione che si può riportare nella vita di tutti i giorni in ufficio».

Articolo originale

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>